Pasqua 2010: Auguri

BUONA PASQUA!

BUONA PASQUA, di cuore, affettuosamente, sinceramente. Un augurio sostanziato di comunione di ideali e di preoccupazioni, di auspici santi e di preghiera, di fiducia e di alta speranza. Buona Pasqua, fratelli!
Un augurio che vorremmo mandare al mondo intero, alla comunità di tutti ì fratelli uomini con cui ci sentiamo solidali, al di là di ogni barriera di qualunque genere. Cristo Gesù, con la sua morte e resurrezione, queste barriere ha radicalmente distrutte, le mantiene in piedi purtroppo solamente il nostro egoismo, la nostra cecità, la nostra tenebra, non ancora sconfitta dalla luce irradiante del sepolcro vuoto di Cristo.
A questo punto, perciò, se vogliamo uscire dal formalismo di vuote formule, consunte dall'uso, dobbiamo andare alla sostanza profonda di questo scambio di auguri. Intanto ci diciamo, senza troppi giri di frase, che se vogliamo contribuire a questa diffusione nel mondo della luce pasquale, dobbiamo esserne pienamente investiti e compenetrati noi per primi, noi che ci vantiamo del nome di "cristiani". Cristiani da Cristo: non è così?


E allora il "buona Pasqua" che ci scambiamo diventa riassunzione di responsabilità e vicendevole aiuto per far sì che davvero per noi la Pasqua sia buona, sia autentica: sia, in altre parole, un reale incontro salvifico con Cristo morto e risorto. Fare Pasqua dunque vorrà dire rinvigorire la nostra appartenenza consapevole e concreta a Cristo Gesù, riaffermazione esplicita della sua centralità, e nella nostra vita e nella storia. Essere cristiani non è altro.

Forse è bene spendere una parola su questo essenziale significato dell'esser cristiani. Il cristianesimo è la religione del Dio fatto uomo, ed è proprio questo carattere che lo differenzia da tutte le altre religioni in maniera totale. Ma questo carattere ne mette in rilievo un altro, anch'esso specifico del cristianesimo. Dire infatti che esso è la religione del Dio fatto uomo significa dire che il centro e l'essenza del cristianesimo è la persona dì Gesù di Nazareth; che quello che nel cristianesimo conta e in forza del quale tutto ha senso e valore è Gesù Cristo. In altre parole, il cristianesimo non è principalmente e primariamente una dottrina e una morale, cioè un insieme coerente di verità religiose da accogliere con l'intelligenza e di norme morali da seguire per agire correttamente e in tal modo essere nella verità e agire con rettitudine, ma è principalmente e primariamente, una persona concreta, storica, la persona di Gesù Cristo. Certamente il cristianesimo comporta anche una dottrina e una morale; ma esse hanno consistenza e valore non solo per se stesse, ma anche e soprattutto perché vengono da Gesù. È dunque la persona di Gesù che dà valore alla sua dottrina e alla sua morale. Per il cristiano Cristo è certamente il maestro e l'esempio, ma è prima di tutto il salvatore. Il cristiano non si salva perché segue l'insegnamento e l'esempio di Gesù, ma perché aderisce a Cristo con la fede e da lui riceve la grazia della salvezza».
Aderire a Cristo: ecco la ragione della nostra professione cristiana e della nostra vita. Aderire a Cristo: non solo a ciò che ha detto, ma a lui, a lui stesso, alla sua persona vivente e presente, in noi, accanto a noi, sulla nostra strada.
"Fare Pasqua" dunque significherà per noi ripetere la entusiasmante esperienza dei due discepoli di Emmaus (cf Lc 24,13-35). Cristo cammina con noi. Egli è il vivente. Egli è il risorto. Egli è il vincitore della morte, quella morte che ci attanaglia, oggi soprattutto, con mille suoi visibili ed invisibili tentacoli. Cristo fa la stessa nostra strada. Ma c'è sempre il rischio di non riconoscerlo. Abbiamo il cuore chiuso e gli occhi velati. Abbiano la mente ingombra di mille preoccupazioni e interessi. Siamo ripiegati su noi stessi, sulle nostre tristezze, sulle nostre delusioni - quante! -, sulle nostre speranze infrante, sulle sconfitte che abbiamo accumulate da quando abbiamo dato credito e fiducia ai predicatori di menzogna, ai vari umanesimi senza Dio, agli illuminismi vecchi e nuovi, ai teorici del progresso illimitato, decisi a detronizzare il vero Dio per sostituirlo con fragili statuette di creta, idoli accarezzati e profumatamente pagati, che si stanno infrangendo ad uno ad uno.
Sulla strada di Emmaus Gesù ha un rimprovero anche per noi: «O stolti e tardi di cuore a credere....!».
Si rinnoverà anche per noi l'avventura dei due che «lo riconobbero allo spezzar del pane»? È il migliore augurio che possiamo farci per questa Pasqua. Solo dopo averlo riconosciuto potremo ritornare colmi di gioia sui nostri passi, ripercorrere a ritroso quella strada che ci aveva visti desolati e smorti e gridare a tutti col lampo degli occhi colmi della sua luce: «Abbiamo visto il Signore! Abbiamo recuperato la felicità! Abbiano ritrovata la ragione vera per un cammino nuovo». Quello della nuova umanità che dovrebbe rinascere da tante rovine, alla quale noi, discepoli di Gesù, dovremmo ripetere a gran voce il proclama che Giovanni Paolo II ha più volte espresso: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!».  La nuova evangelizzazione comincia da qui. Si, dalla strada di Emmaus, dopo aver incontrato il Risorto.
BUONA Pasqua così, per tutti i nostri fratelli, per tutti i nostri amici.

 
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